13 settembre 2008

Ristorante Ashoka

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Sicuramente molti di voi avranno sentito parlare del Ristorante Ashoka, in zona San Frediano a Firenze; vi si possono gustare ottimi piatti tipici indiani, e da molti è considerato uno dei migliori ristoranti indiani della zona. In effetti, fin dall’entrata nel locale, tutto lascia presagire che la serata si prospetti positiva: l’ambiente è caldo e accogliente, le salette sono ben curate (c’è anche la disponibilità di una sala per fumatori) e l’atmosfera che si viene a creare è orientaleggiante quanto basta per poter mangiare dell’ottimo cibo indiano senza sentirsi fuori luogo.
Anche il servizio è ottimo: la ragazza che si occupa di prendere l’ordinazione, oltre ad essere carinissima, è indiana a tutti gli effetti, dunque è molto brava a dispensare consigli su cosa davvero valga la pena assaggiare e su quali sono le bevande che meglio si sposano col cibo indiano.

Ma ecco che cosa abbiamo mangiato io e Luca ieri sera (non vi spaventate, siamo dei veri buongustai…):
Nan, ossia una soffice focaccia di farina bianca lievitata;
Bharua Pakora, una sfoglia (la cui forma e consistenza ricordano un “involtino primavera” un po’ più lungo) ripiena di verdure e patate;
Paneer Pakora, frittelle salate fatte con una pastella di farina di ceci ripiene di formaaggio fresco solido (non fuso);
Murg Madras Curry, cioè pollo in salsa di farina di lenticchie e Madras (una salsa tipica del Sud dell’India a base di curry rosso, più piccante rispetto al curry tradizionale);
Murg Tikka Masala, cioè bocconcini di pollo disossato cotti al forno in salsa densa speziata, il Tikka Masala appunto (una salsa rossa le cui spezie di base sono il Garam Masala, la Paprika e il Cumino);
Riso Basmati bianco, da accompagnare con i due piatti a base di pollo;
Bharua Alu, ossia delle patate sbucciate ma intere, scavate nel senso della lunghezza, riempite con del formaggio e cotte in forno;
Baigan Bartha, melanzane arrosto in salsa di cipolle e spezie.

La nostra lauta cena è stata accompagnata da del Lassi, una bevanda tipica indiana a base di yogurt sbattuto; lo abbiamo assaggiato sia nella sua versione al naturale, cioè salato, che con il mango, quindi dolce. In realtà gli indiani bevono il Lassi come aperitivo, ma noi lo abbiamo usato per “spengere il fuoco” tra un piatto e l’altro (addirittura la cameriera credeva che io non lo avessi gradito, visto che dopo l’antipasto ho lasciato il mio Lassi quasi intero da una parte!!). Ma non solo: ci siamo scolati pure dell’ottima birra indiana King Fisher!
Insomma, che dire, la cena è stata ottima; i prezzi sono un tantino alti, se si considera che un piatto a base di pollo costa intorno ai 9,00 euro e ogni piatto a base di verdure circa 6,00 euro. Tutto sommato, però, direi che una volta all’anno si può fare… Anche se io ci tornerei pure stasera!!!

27 luglio 2008

Ristorante Nagoya

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Eccoci di nuovo a parlare di ristoranti etnici, eccoci di nuovo a parlare di ristoranti giapponesi. Questo qui è il Ristorante Giapponese Nagoya, un sushi bar aperto da poco, a Prato, in una zona che non è il massimo (praticamente siamo in mezzo alle fabbriche), ma è pratica in quanto facilmente raggiungibile dall’autostrada, così come dalle maggiori strade di Prato e dintorni. Il ristorante è ben curato: l’ambiente è luminoso, pulito, giovane e dinamico, grazie anche al contrasto di colori chiari e scuri creato dall’arredamento. L’ambiente è abbastanza ampio: si può mangiare al banco o comodamente seduti; ci sono anche tre o quattro tavoli “incastonati” nel pavimento: l’illusione è che chi vi siede sia in ginocchio, ma in realtà c’è una buca per le gambe.

Il personale è cortese e disponibile, ma (c’è un ma -e molti storceranno il naso-) non sono giapponesi: sono tutti cinesi!!! Cinesi puliti, cinesi ben curati, ma cinesi. Di conseguenza il cibo, pur essendo molto buono, ha inevitabilmente l’impronta della cucina cinese, almeno per quanto riguarda i piatti caldi. Ma forse è proprio questa la forza di questo locale, almeno per me, dal momento che abbiamo assaggiato molti di questi piatti caldi, appena cucinati. Eh sì, perché al Nagoya hanno avuto l’idea, a parer mio brillantissima, di organizzare un buffet ogni lunedì sera: con 20 euro a testa si mangia in quantità, con una bevuta piccola compresa. Quindi abbiamo avuto l’occasione di magiare non solo sushi, sashimi e maki (peraltro discreti), ma anche degli ottimi ravioli al vapore (anche nella versione marinara, con un gamberone come ripieno), gustose insalatine di verdure e surimi, degli ottimi spaghetti saltati con verdure (così come il riso) e dei fantastici gamberi alla piastra (avevano un gusto ottimo!). Per chi non ama il pesce c’erano anche diversi tipi di carne, cucinata con le salse più svariate (io preferisco non mangiare carne in questi locali); c’erano inoltre crocchette di patate e polpettine varie, che stavolta per curiosità ho provato, ma che non riprenderò mai, se dovessi ritornarci: niente di che, servono solo per riempirti lo stomaco!! Inoltre, tutto è cucinato davanti ai nostri occhi: chi fa saltare il riso, chi arrotola il sushi… è tutto perfettamente visibile. Ed ogni qualvolta una nuova pietanza viene sfornata, essa va a sostituire il vassoio semivuoto del buffet.

Insomma, una cena giapponese appesantita dal tocco della Cina, ma comunque pur sempre una buona cena, visto anche il prezzo davvero irrisorio in rapporto alla quantità di cibo che abbiamo mangiato! L’idea è davvero buona (non ho mai visto un locale così pieno di lunedì sera!), speriamo che possa durare. I presupposti, comunque, ci sono!

2 aprile 2008

Ristorante Tanduri

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Sabato sera sono stata a cena a Pisa, in un ristorante davvero buono: si chiama Tanduri, si trova nei pressi di Corso Italia e fa cucina indiana.

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Ero già stata altre volte a mangiare qui, ma sempre frettolosamente… la possibilità di soffermarmi più a lungo mi ha permesso di apprezzarlo di più, in ogni suo particolare. Cominciamo dall’ambiente: il locale è piccolo, molto spartano a dire il vero, ma a ben guardare ci sono dettagli che conferiscono un tocco in più, come i drappi appesi alle pareti, ognuno di un colore differente ed ognuno formato da diversi pezzi di stoffa, decorati con pietruzze, ricami e paillettes. Altro dettaglio che non avevo mai notato (e che non avrei notato neanche stavolta, se non fosse stato per gli amici che erano con me…!!) è la parte bassa del bancone: è composta completamente di spezie!! I pannelli verticali che sorreggono il bancone, cioè, sono formati da righe orizzontali che i padroni stessi del locale hanno minuziosamente riempito, una dopo l’altra, con spezie diverse (semi, foglie, bacche)… L’effetto è veramente insolito, anche perché l’idea è senza dubbio singolare. Ecco di cosa sto parlando:

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Favoloso, vero? Per questa foto devo ringraziare Nicola, che porta la macchina fotografica sempre con sé (trovate tutti i suoi scatti qui: http://flickr.com/photos/ozio-bao/)…

Adesso, però, parliamo di cibo. Intanto vi faccio l’elenco sommario di quello che abbiamo mangiato:
Masala di Pollo e Patate, cioè bocconi di pollo disossato e patate (con riso basmati bianco) in una salsa che ricorda quella del pollo al curry quanto a colore e consistenza, ma che ha di base una miscela di spezie definite “masala” (le spezie usate in questa miscela non differiscono molto da quelle che vengono miscelate per formare il curry, tuttavia il masala ha un sapore più pungente del curry);
Verdure Miste al Curry, ossia patate, zucchine, fagiolini, broccoli e sedano lessati ed aromatizzati con il curry;
Shingara di Patate e Piselli, fagottini di pasta morbida ripieni di un impasto di patate e piselli interi (esiste anche la variante di Shingara di Carne Macinata);
Involtini di Porri e Formaggio, ossia involtini cilindrici di pasta sfoglia ripieni di porri e formaggio;
Nan Kebab, un kebab (il cui nome è un marchio registrato, pensate un po’!) con patatine, carne, insalata, pomodori e cipolle (come ogni kebab, insomma), ma condito con salsine tipiche indiane.

Oltre ad essere tutto ben cucinato, la cosa che più si apprezza del ristorante Tanduri è che ogni volta molte voci del menu cambiano: il Masala di Pollo e Patate e gli Involtini di Porri e Formaggio, ad esempio, non ce li avevo mai mangiati!
Insomma, ottima cucina, ambiente accogliente pur nella sua modestia (ci si apparecchia e ci si sparecchia da soli), prezzi adeguati (puoi arrivare a spendere sui 15 euro giusto se hai una fame da lupi!), il tutto accompagnato da birra indiana Meera… Insomma, un altro ristorante etnico che consiglio a chi ha voglia di cambiare sapori senza accollarsi spese eccessive!

1 febbraio 2008

“Ristorante” Sushi Mania

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Per la serie “voglia di sushi”, anche ieri a pranzo ho degustato le delizie del Giappone… è stato un semplice caso a dire la verità. A mezzogiorno avevo una visita dermatologica a Firenze, zona Piazza della Libertà, e ci sono andata con mia mamma, due macchine separate visto che io avevo lezione all’Università alle 14,00 e temevo di non fare in tempo a riportarla a casa. Addirittura avevo portato con me un panino, perché credevo di dover fare tutto di corsa… E invece la visita è stata rapida, per cui avevamo abbastanza tempo per mangiare qualcosa insieme con più calma. E la scelta è ricaduta proprio lì… proprio sul divino sushi… molto meglio di un panino tutto pane e poco ripieno, no???

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Avevamo notato questo Sushi Mania (in Viale Strozzi) la scorsa settimana, sempre andando dalla stessa dottoressa (perioduccio, questo, per i miei nei…), e avevo giurato a me stessa che prima o poi avrei provato anche questo posto, con chi non importava. Ma l’ho fatto molto prima del previsto!!
Il posto è molto carino, ben curato, con un arredamento semplice e moderno, ed è molto “easy”, nel senso che si mangia su degli sgabelli intorno al bancone o a dei tavolini tipo bar. In effetti, la particolarità del locale è proprio quella di fare principalmente servizio take away (ordini, vai, prendi e porti via) e da asporto (presto li chiamerò per farmi portare la cenetta giapponese direttamente a casa…). I prezzi sono proporzionati alla semplicità del locale: con un set di 6 Uromaki e uno di 4 Futomaki ho speso poco più di 12,00 euro; il rapporto qualità prezzo è senz’altro conveniente. Insomma, magari non sarà il posto ideale per una cenetta a lume di candela, ma per un pasto tranquillo va più che bene… Anzi, è perfetto per chi, come me, adora il sushi ma non sempre (anzi quasi mai) può spendere un’esagerazione… e allora meglio sedersi intorno ad un bancone, e mangiare senza tovaglia, ma gustare comunque dell’ottimo cibo giapponese… 🙂

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Una curiosità: sapete che cosa significa la parola “sushi”? Significa “aceto con riso”, dove “su” sta a significare “aceto” e “shi” è l’abbreviazione della parola “meshi”, ossia “riso cotto”. E’ proprio con l’aceto, infatti, che i giapponesi condiscono il loro riso, anche se non si direbbe proprio… io odio l’aceto… ma amo il sushi!!!!

30 gennaio 2008

Ristorante Oh Sushi

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Ieri sera sono stata a cena con Luca e con i miei al ristorante giapponese Oh Sushi, a Sesto Fiorentino. Il ristorante si trova al piano superiore del centro commerciale Ipercoop, ma questo non deve trarvi in inganno: la cucina è ottima ed il pesce è freschissimo!! La particolarità di questo posto è che c’è la possibilità di mangiare non solo seduti ad un tavolo, ma anche intorno al bancone: dalla cucina vengono “sfornati” piccoli piattini di manicaretti giapponesi che vengono poi posti su un nastro scorrevole; chi è seduto al bancone si vede passare sotto gli occhi tutti i piatti sul rullo e sceglie quelli che più lo ispirano. Una possibilità, questa, che non ho mai trovato in nessun altro ristorante nipponico in Italia (anche se ne ho girati solo quattro o cinque… ), ma solo allo “Yo Sushi” al Gatwick Airport di Londra! Ovviamente, c’è di positivo che si possono scegliere i piatti in base al gusto personale, “all’occhio” per intenderci… mi è capitato di mangiare cose (tipo l’anguilla!) che sulla carta non avrei mai scelto! Tuttavia va detto che, soprattutto ai più inesperti, può capitare di alzarsi da tavola senza sapere davvero che cosa si è mangiato, dal momento che non esiste quasi un menu! Inoltre, il costo del cibo varia in base al colore del piatto sul quale è posto (ci sono cinque diversi colori e si va dai 2,00 euro ai 5,00 euro), ma per sfamarsi del tutto alla fine si arriva a spendere un bel po’… Io non sono mai riuscita a star sotto la soglia dei 40 euro (per questo ci vado spesso con i miei 🙂 )!!

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(foto da http://www.coopfirenze.it/info/art_2614.htm)

La scelta del cibo verte soprattutto intorno al sushi. Si distingue di solito tra Maki-Sushi e Nighiri-Sushi. Il primo è un involtino di alga marina (Nori) con all’interno riso, pesce crudo o cotto e/o verdure. Il secondo, invece, è un semplice bocconcino di riso ricoperto soltanto da filetti di pesce, crudo o cotto. La varietà del sushi nasce dalla scelta dei condimenti, delle guarnizioni, dei ripieni e dal modo in cui essi vengono combinati. Gli stessi ingredienti, infatti, possono essere assemblati in maniere completamente differenti per ottenere effetti diversi. Gli ingredienti comunemente usati sono tonno, salmone, aringa, anguilla, surimi, polpo, gamberi, capesante, uova di salmone e di lompo. Il pesce considerato di miglior qualità è detto Toro, un taglio grasso e marmorizzato di tonno. Tra le verdure, le più usate per comporre del sushi sono il cetriolo, l’avocado e, più raramente, l’ananas. Il sushi si gusta intinto con Salsa di Soia e Wasabi (una salsa verde di rafano dal sapore pungente, che di solito si diluisce in piccole quantità nella salsa di soia).
Ma i piatti base della cucina giapponese non sono solo quelli che vertono intorno al sushi…

Cercando di ricordare i mille piattini che abbiamo assaggiato, ecco più o meno che cosa abbiamo preso ieri sera:
Tekka Maki (Maki-Sushi con tonno crudo);
Sake Maki (Maki-Sushi con salmone crudo);
Ebi Maki (Maki-Sushi con code di gambero cotto);
Avogado Maki (Maki-Sushi con avocado);
Kappa Maki (Maki-Sushi con cetriolo);
Amaebi Sushi (Nighiri-Sushi con gambero crudo);
Ebi Sushi (Nighiri-Sushi con gambero cotto);
Anago Sushi (Nighiri-Sushi con anguilla alla piastra);
Maguro Sushi (Nighiri-Sushi con tonno crudo);
Sake Sushi (Nighiri-Sushi con salmone crudo);
Ika Sushi (Nighiri-Sushi con calamaro e uova di salmone, dette Ikura);
Tako Sushi (Nighiri-Sushi con polpo);
Hotategai Sushi (Nighiri-Sushi con polpa di capesante e Ikura);
Futomaki (Maki-Sushi più largo con diversi ingredienti, scelti in modo da completarsi a vicenda come gusto e come colori, tipo tonno crudo, gambero cotto, avocado e ananas);
Sake Temaki (cono di Nori con riso e salmone crudo sotto forma di tartara, detto Tarta Sake);
Negitoro Temaki (cono di Nori con riso e tonno crudo sotto forma di tartara, detto Tarta Maguro);
Uramaki (Sushi-Maki che, a differenza degli altri, ha il riso all’esterno e il Nori all’interno, a circondare il ripieno -spesso misto come nel Futomaki-. Lo strato di riso esterno viene spesso guarnito con un altro ingrediente, come uova di lompo o semi di sesamo tostati);
Inarizushi (una piccola tasca o cavità fatta con il Nori, spesso riempita con Ikura, con Tarta Sake o Tarta Maguro);
Miso Shiro (zuppa a base di Miso, un derivato della soia, arricchita con verdure);
Sashimi Sake (semplice filetto di salmone crudo freschissimo);
Sashimi Maguro (semplice filetto di tonno crudo freschissimo);
Tempura di gamberi (gamberi impastellati e fritti);
Tempura mista (pesce e verdure impastellati separatamente e fritti).

La qualità del pesce da Oh Sushi è senz’altro ottima, ma i prezzi sono un po’ alti considerato il fatto che il servizio è minimo (i camerieri servono praticamente solo le bevande e i cibi cotti, che non scorrono sul rullo ma vanno ordinati): meglio andarci quando non si ha troppa fame! Un’ultima cosa: il biglietto da visita è il più carino che io abbia mai visto, a forma di omino giapponese ciccione, probabilmente un lottatore di sumo…!

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22 gennaio 2008

Ristorante Darvish

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Quello che vi propongo oggi è un locale multietnico che si trova a Firenze, in Via Ghibellina 76/r, dove Luca ed io siamo stati a cena sabato sera con Claudia e Nicola. Loro c’erano già stati e ce ne avevano parlato molto bene, così abbiamo deciso di provarlo anche noi. Il ristorante – cocktail bar Darvish propone piatti provenienti da vari paesi: Grecia, Persia, Thailandia, Libano, India, Turchia, Israele. Questo, se da un lato può rappresentare un limite (molti non si fidano di certi locali “misti”), dall’altro è positivo poiché permette di scegliere di quale paese orientale gustare la cucina…
Il locale è molto piccolo, circa una decina di coperti, ma è davvero ben curato: luci calde e soffuse, candele, rilassante musica araba, drappeggi esotici e aromi speziati… tutto contribuisce a creare un’atmosfera piacevole, intima e… ovviamente orientaleggiante!

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Ecco quali sono i piatti che abbiamo assaggiato:
Frittelle di Patate (Persia) con cipolla, farina, uova e spezie;
Tortino di Spinaci (Israele) con uova, farina, feta e spezie;
Tortino di Carote (Persia) con uova e cannella;
Humuos (Libano), una salsa a base di ceci, aglio, limone e Tahina (una crema oleosa che si ottiene dai semi di sesamo tostati e spremuti);
Babaganush (Libano), una crema di melanzane affumicate con tahina e spezie varie;
Pollo al Curry (India), a base di yogurt, pomodoro, carote e, ovviamente, curry;
Felafel (Libano), polpette a base di ceci, prezzemolo, porri, sedano e coriandolo;
Pollo al Lime, accompagnato o da Riso con Lenticchie (Persia) insaporito con cipolla e curcuma o da Riso Verde (Persia) a base di porri, aneto ed erbe.

(Un grazie particolare a Nicola, che ha fotografato l’intero menu… altrimenti non avrei mai potuto ricordarmi tutto!!!)
Abbiamo mangiato davvero bene, anche se sono un po’ di parte visto che adoro i sapori orientali… 🙂
Dunque, un ottimo rapporto qualità – prezzo: la spesa è stata di circa 22 euro a testa, compresi il vino, l’acqua, i dolci e i caffè. A proposito di caffè: al Darvish si possono sorseggiare anche il caffè turco (simile a quello greco, cioè parecchio denso) e quello marocchino (con la schiuma del latte e il cacao in polvere). Insomma, se passate da quelle parti vi consiglio di farci una sosta, anche solo per sorseggiare una delle numerose varietà di tè!

11 gennaio 2008

Ristorante Dioniso

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Oggi io e Luca siamo stati a pranzo da Dioniso, un ristorante greco in Via San Gallo 16/r, a Firenze. A dire la verità ci eravamo già stati altre volte, e ci era sempre piaciuto, ma avevo sempre aspettato a parlarne perché avevo bisogno di rinfrescarmi la memoria… Beh, ora è arrivato il momento!

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Il ristorante, gestito da italo-greci, non è molto grande, giusto due salette, ma ha anche un piccolo gazebo coperto all’esterno dove d’estate si sta molto bene. All’interno i colori sono quelli tipici della Grecia, prevalentemente azzurri, e ci sono poster di film tipo “Zorba il greco” e di personaggi come Irene Papas e Aristotele Onassis… Insomma, l’atmosfera è molto accogliente e il locale è sempre pieno!

Adesso passiamo al cibo, che non ci ha mai deluso. Questo è quello che abbiamo mangiato oggi:
Pita Ghiros, ossia un piatto che comprende una pita (il tipico “pane” greco, tipo piadina), un bel po’ di ghiros (carne di maiale o di pollo infilzata in uno spiedo verticale, che rotea intorno al suo asse, tipo kebap -la parola greca“ghiros” ha infatti lo stesso significato di “doner”, che spesso precede la parola “kebab” o “kebap”-), patatine fritte, pomodori, cipolle e tzatziki (una salsa tipica greca a base di yogurt, aglio e cetriolo) ;
– Insalata Greca, un’insalatona (dove non c’è insalata!) con pomodori, cetrioli, feta (il tipico formaggio greco, favoloso!), cipolle e olive greche (nere, grandi e ben speziate);
Pikilia Dioniso, ossia un piatto unico con diversi assaggi: due salse diverse (Kafteri, salsa di formaggi greci con peperoncino, e Melitzanosalata, salsa di melanzane e mollica di pane), verdure saltate, tre tipi di polpettine (di ceci, di carne di manzo e di formaggio), un Dolmadakia (involtino con foglie di vite ripieno di riso ed erbe aromatiche), pomodori e un po’ di ghiros di maiale;
Spanacopita, cioè pasta filo (tipo pasta sfoglia) ripiena di spinaci, feta e aneto (a vederla è un po’ come la nostra valdostana).

Tra i piatti che invece oggi non abbiamo mangiato, ma che sono molto buoni, ci sono anche la Mussaka (uno sformato di melanzane e patate con ragù di carne e besciamella), l’Imam (melanzane ripiene con verdure, pomodoro e feta), il Suvlaki (spiedino di maiale o pollo alla griglia) e la Feta al Cartoccio, con pomodori, olive greche e peperoncino.

Ho notato che molte persone, da Dioniso, mangiano pesce, e a vederlo sembrerebbe molto invitante (per quanto siano cose molto semplici, tipo pesce spada, polpo o gamberoni alla griglia); l’unico motivo che ogni volta mi frena è che adoro il sapore della carne cucinata da loro, sia ghiros che suvlaki, ricca di odori e di spezie (credo che venga lasciata a marinare per ore in olio, limone e spezie varie: origano, menta, peperoncino, aneto, cumino, cannella e coriandolo, la cui presenza e le cui quantità variano a seconda del luogo), per cui ogni volta mi butto su quella!
Un’ultima cosa: assaggiate il tipico Yogurt Greco, che rispetto al nostro è più denso, più cremoso, meno acido e più dolce (e anche più calorico!); di solito viene servito con miele e noci, ma è molto buono anche al naturale.

Ah, dimenticavo: sempre a Firenze, in Via dell’Agnolo 93/r, c’è la Ghirosteria Dioniso (stesso gestore), dove gli stessi piatti greci li trovate da asporto (ci sono comunque diversi tavoli con sgabelli per sedersi e mangiare lì). Qui potrete mangiare l’altra variante della Pita Ghiros, non al piatto, ma “a mano”, ossia arrotolata a mo’ di panino. E qui ovviamente, la spesa è più contenuta, nonostante non sia eccessiva neppure in Via San Gallo, dove si può arrivare a spendere intorno ai 25 euro a testa, ma giusto se uno ha deciso di sfondarsi… 🙂 In effetti, la cucina greca tende a riempire… Ma è fantastica!!

EDIT: LA GHIROSTERIA; AHIME’, NON ESISTE PIU’…. 😦

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