17 gennaio 2011

Venezia eat-and-go: Squisitezze tra Calli e Campielli

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Venezia, un romantico labirinto di calli e sottoportici, un crocevia di ponti che si intersecano aprendosi ogni volta in campi e campielli, un intrecciarsi di fondamenta che costeggiano rii che vanno a perdersi nel Canal Grande, donando alla vista scorci da far restare senza fiato…
Questa è Venezia, in due parole. Trascorrervi 4 giorni visitando anche le isole, beh, non è certo sufficiente per poter cogliere ogni dettaglio, ogni “ruga”, per dirla con parole loro, di questa splendida città costruita sull’acqua… Ed è per questo che lascio perdere la storia (che potete trovare sui libri, non spetta a me raccontarvela né sarei in grado di farlo!) e mi sbrigo a parlare di cucina… Eh sì, la cucina.
Aspettate: almeno un’immagine paesaggistica lasciatemela caricare! Ecco qui, da sinistra verso destra, dall’alto verso il basso: Venezia, Murano, Burano e Torcello.

Dicevamo, insomma, sì, il cibo. Mi aiuterò con le foto, per parlarvene, credo sia la soluzione migliore (esattamente come per i casi di Calabria e Sicilia)… Se non altro sarà più immediato e più interessante, per voi che mi leggete, accompagnare le mie parole con le immagini 😉 Prima, però, devo ringraziare Luca Del Grande: molte delle foto qui sopra e molte di quelle che seguono sono opera sua!

Dunque: a Venezia (in generale, nel Veneto) si beve tanto. L’ombre de vin che deve accompagnare ogni cicheto non manca mai; molti bacari sono praticamente enoteche dalle cantine ultrafornite. Poi vabbè, non sto a parlarvi di quanto siano buone certe grappe e certi fragolini fatti in casa (non quelli coloratissimi che vedete in foto eh, questi devono essere, così ad occhio e croce, delle chiappe per turisti belle e buone!)… Provare per credere 😉

Poi, a Venezia si mangia anche. Vabbè, si mangia ovunque, certo… Ma qui si mangia pure bene, basta essere un pochino accorti. Parlavo, qui sopra, di cicheti e di bacari: in sostanza, trattasi di simil-aperitivi che si fanno in queste sorte di osterie-enoteche. Il trucco per incappare in un bacaro serio? Seguire i veneziani all’ora dell’aperitivo (non solo all’ora di cena eh, anche a mezzogiorno!)… A differenza degli aperitivi “pago-da-bere-ma-magno-a-sbafo” a cui siamo abituati perlomeno qui al centro Italia, a Venezia ogni pezzo si paga (da 1,00 euro fino a 2,00 euro più o meno): ma state tranquilli, potrete tranquillamente pasteggiarci, coi cicheti, se vi intrufolate nel bacaro giusto… Non troverete noccioline e patatine, nei bacari di Venezia, ma una miriade di deliziosi fingerfood: crostini con baccalà mantecato, gorgonzola e porri, radicchio e gamberi, zucca e montasio, mascarpone e noci, pecorino e fichi, salmone e rucola, uovo sodo ed acciuga, melanzana e coppa… E chi più ne ha più ne metta. Per non parlare poi dei piccoli tramezzini strapieni di ogni ben di Dio (sono più alti che larghi), che da qualche parte chiamano francobolli, o delle rosette rimpinzate di ottimi salumi, o ancora delle polpettine (di carne, ma anche e soprattutto di pesce, come tonno e baccalà, di melanzane e di zucchine) e dei fondi di carciofo, che a Venezia godono di una fama di tutto rispetto.

E i dolci? Beh, posso riassumere l’argomento dicendo che Venezia è il posto giusto per me che amo i dolci “biscottosi”, quelli di frolla insomma, più che quelli “pandispagnosi” strapieni di panna e cioccolato. In sostanza, i dolci tipici veneziani li trovate nelle pasticcerie, sì, ma anche e soprattutto nei panifici: benché, a mio personalissimo parere, a Venezia e dintorni la “cultura del pane” sia quasi inesistente (dimenticatevi l’ottimo pane casereccio a cui siamo abituati qui in Toscana), per assaporare qualche biscotto tipico veneziano è d’obbligo entrare presso un fornaio. Nella foto qui sotto, ecco a voi gli inflazionatissimi Pan del Doge e Pan del Pescatore al pistacchio (fin troppo verde, questo!), due dolci troppo in stile “siciliano” per i mie gusti (trattasi di impasto a base di simil-pasta di mandorle). A fianco, si inizia a ragionare: Ciambelle e Fornarine al cioccolato, Crostatine di mandorle e Moretti (biscottoni cioccolatosissimi) più in basso, quindi Zaeti (o Zaleti, o Zaletti, o ancora Zaetti) con l’uvetta, panini Ambrogini (se vi dico che il loro pane è più o meno questo, non fatemi credere che non state storcendo la bocca almeno un pochino…!) ed infine dei semplicissimi Bussolai ed Essi (a forma di ciambella i primi, a forma, appunto, di “S” i secondi) tipici di Burano.

Sempre in tema di cibo, non potevamo non fare un salto al mercato. Molto meno folkloristico rispetto a quello di Catania, più “carnale”, e a quello di Barcellona (La Boqueria), più “coreografico”, il mercato di Rialto (la zona più ad Est del Sestriere San Marco) ha comunque il suo fascino, se non altro per la presenza assidua dei passerotti sulle casse di frutta e dei gabbiani appostati sulle tendine dei banchi del pesce. Il mercato di Rialto esiste dai tempi dei tempi; oggi ben poco è rimasto (pensate che prima era diviso in settori: ortofrutta, pesce, carne, formaggio e agrumi, ognuno col suo nome), ma qualcosa sopravvive: il cartello “Erberia”, ad esempio, sta a segnalare il settore della frutta e della verdura (e immancabili, in foto, le castrature, varietà di carciofi tipica del luogo), mentre per quel che riguarda il mercato del pesce, degno di nota è il cartello con impressi prezzi e misure consentite per la vendita del pesce.

 

E adesso passiamo dal generale al particolare: qui di seguito vi elenco i posti in cui sono stata a mangiare; non starò a fare lunghe recensioni noiose, tranquilli… Lascerò solo qualche appunto.

Bacari/Enoteche/Cantine:
Gli Schiavi
-> l’enoteca è fornitissima ed i cicchetti vari e gustosi. E’ pieno di veneziani, il che non guasta. Circa 10 pezzi + 2 bicchieri di buon rosso a testa: 18,00 euro in tutto. Ponte San Trovaso 992, Sestriere Dorsoduro.
Cantina I Do Mori
-> molto veneziano, ottimi cicchetti misti e buon vino. Circa 30 pezzi + 2 bicchieri di bianco a testa: 48 euro in tutto. Calle dei Do Mori 429, Sestriere San Polo (zona mercato di Rialto).
Bacaro Jazz
-> vi consiglio una fermata qui, per uno spritz abbondante ed economico. Alzate gli occhi al soffitto: è tutto coperto da reggiseni di ogni tipo e misura! Per due spritz e due sarde in saor, 5,00 euro in tutto. E della buona musica, che non guasta. Campo S. Bartolomeo 5546, Sestriere San Marco.
Cantina Vecia Carbonera
-> sembrerebbe essere uno dei posti preferiti dai veneziani. I cicchetti sono ottimi e fantasiosi. Per 6 pezzi + 2 bicchieri di bianco, 11,00 euro in totale. Campo della Maddalena 2329, Sestriere Cannaregio.

Ristoranti/Trattorie/Osterie:
Trattoria Marciana
-> decisamente turistico, ci siamo salvati in corner ordinando i piatti del giorno: seppie in nero con polenta, sarde in saor (con cipolla bianca, pinoli e uvetta), e spaghetti alla busara (con i gamberoni). Niente di eccezionale. Con due portate a testa, vino, acqua e caffè abbiamo speso 76,00 euro. Calle Longa 751, Sestriere Santa Croce.
Osteria Al Ponte
-> ci sono in tutto circa 10 coperti, quindi vi consiglio di prenotare. Il titolare, piuttosto sbronzetto, ci ha portato tutto quel che aveva da farci assaggiare: un tagliere di ottimi salumi, salmone e acciughe marinati, fegato alla piastra e tagliatelle con le arselle. In più tanto vino, senza contare le svariate volte che ci ha riempito i bicchierini, dopo il pasto, di grappa e fragolino, rigorosamente home-made. Cena ottima, per un totale di 45,00 euro… Fossero tutti così! (Ah, per la cronaca… A fine serata eravamo anche noi sbronzetti quanto il titolare!). Calle Larga Giacinto Gallina 6378, Sestriere Cannaregio.
Ristorante La Riva Rosa
(Burano) -> se ne approfittano, non ci piove: col senno di poi, meglio portarsi dietro un panino, se andate a visitare le isole. Tanti salamelecchi e poca sostanza: visti i prezzi, ordinando gli gnocchetti con la granceola mi sarei aspettata almeno mezza “bestia” con tanto di guscio da ripulire, invece niente, solo poca polpa sparsa qua e là. Carta dei vini decisamente eccessiva, il bianco più economico 22,00 euro. Per 4 capesante, due primi, vino e acqua: 91,00 euro. Sconsigliato. Fondamenta San Mauro 296, Burano.
Osteria Al Bomba
-> Il pasto non è stato tra i più degni di nota, ma il posto è molto carino ed osservare il titolare, che serve ai tavoli e cucina rigorosamente da solo, è uno spasso. Buono il fegato alla veneziana (a chi piace – non a me – : trattasi di fegato rifatto con le cipolle), discreti i tagliolini con scampi e porcini. Per due piatti di cicchetti misti, il mio primo ed il secondo piatto di Luca, più vino, acqua e caffè (con tanto di “essi” in omaggio: altro che il cioccolatino!), 58,00 euro.  Calle dell’Oca 4297, Sestriere Cannaregio.
Osteria L’Antica Mola
-> senza infamia e senza lode. Le sarde in saor sono le migliori che abbiamo mangiato, ma l’antipasto misto di pesce comprendeva una cicala che non aveva un bell’aspetto e decisamente troppi gamberetti che avevano tutta l’aria di essere stati precotti chissà da quanto. Anche la zuppetta di cozze e vongole (peoci e caparozzoli), oltre a non essere espressa, era anche un pelino troppo brodosa… E poi, senza il pane giusto, la zuppetta non è cosa. Ma il fegato alla veneziana di Luca dice fosse buono davvero. Per due antipasti, la zuppetta ed il fegato, più acqua, vino e caffè, abbiamo speso circa 60,00 euro. Fondamenta Ormesini 2800, Sestriere Cannaregio.

Due dritte veloci veloci in più sul cibo: rifuggite come la peste quei locali che elencano tra i primi piatti cose come “spaghetti alla bolognese”, “lasagne”, “spaghetti alla napoletana” (al pomodoro) e “cannelloni”… Molto probabilmente, anche i piatti più locali lasceranno a desiderare! Lasciate che ci vadano gli americani 😉
Ah, giusto perché riusciate ad interpretare al meglio la foto che segue, vi dico altre due cosine: la pasta e fagioli è un piatto che in Veneto gode di una misteriosa venerazione… E non stupitevi se vi servono la polenta (a volte morbida, altre volte grigliata) con il pesce: là si usa così, e col pesce la polenta che accompagna è di solito preparata con la farina bianca. Per il resto… Leggetevi le “poesiole” e fate tesoro di certi saggi consigli 😉

Ah: le maschere! Simbolo di Venezia forse più della gondola (sarà che siamo vicini al Carnevale?), troverete maschere e mascherine di ogni sorta e misura: da indossare, da appendere al muro, da appiccicare allo stereo, da usare come portacenere o portacandele… In fin dei conti, pur andando a scavare nelle tradizioni e negli usi più locali, siamo (siamo stati) turisti anche noi, perciò non vogliatemene se concludo questo mio reportage con qualche foto un po’ carnevalesca… Se non altro, va detto che visivamente son davvero belle, così colorate e sbrilluccicose 😉

Un’ultimissima dritta che credo serva parecchio a chi vuole visitare Venezia riguarda i trasporti. Consiglio vivamente di fare l’abbonamento ai servizi pubblici ACTV valido per 3 giorni (72 ore dal momento della convalida): l’ACTV comprende sia i bus (in sostanza il bus Mestre-Venezia, se come me dormite a Mestre) che i vaporetti, e l’abbonamento in questione costa 33,00 euro (22,00 euro per chi ha meno di 29 anni, facendo la Carta Giovani – Rolling Venice Card). Non state a fare i conti: il risparmio è garantito! Pensate solo che una corsa in bus singola (non A/R) vi costa 1,10 euro e una singola in vaporetto 6,50 euro… Moltiplicate per quante volte vi muoverete coi mezzi e… Visto, che vi avevo detto? Risparmierete!!
Il bus che vi serve è il n. 2, ed in meno di dieci minuti vi permettere di raggiungere Piazzale Roma, l’unico punto transitabile della Venezia isola. Sempre da qui, poi, corsia A6, riprendete lo stesso bus per tornare a Mestre. Gli orari sono ottimi: ne parte uno ogni dieci minuti. Da mezzanotte fino alle 7,00 vi servirà invece il bus della linea N; il tragitto è lo stesso ma le corse saranno meno frequenti (in ogni caso sono garantite!).
I vaporetti, poi, sono un’ottima alternativa alle passeggiate a piedi (che comunque, vi consiglio ogni tanto di fare): procuratevi una mappa dei vaporetti (waterbus) come questa qui sotto (vedete che ganzo? Venezia ha la forma di un pesce! 😀 ), studiatevela e vedrete che capirete in un attimo come funziona: in sostanza, è come una metropolitana all’aria aperta, con tanto di banchina d’attesa e display luminosi che vi informano sulle corse in arrivo ed in partenza… Anche qui le corse sono frequentissime ed assicurano i collegamenti con ogni punto di Venezia, isole comprese (quindi per raggiungere Murano e Burano, se avete l’abbonamento trasporti, non dovrete pagare ulteriormente).


(foto presa da qui)

Non vi consiglio invece i treni: sempre in ritardo, corse meno frequenti, vagoni molto sporchi (dove non lo sono?) e non viaggiano dopo le 23,00.
Giusto per darvi un’idea generale, vi lascio qui una cartina di Venezia non dettagliata (quella dettagliata vi merita acquistarla, e seria anche, se volete almeno sperare di capirci qualcosa tra le varie calli senza perdervi 32836 volte al giorno!), ma comunque divisa nei vari “sestrieri”, i quartieri insomma, più il riferimento di Mestre e di Piazzale Roma.

(foto presa da qui)

E ora, ditemi, dopo aver letto il mio papiro ed aver visto le nostre foto… Non vi viene voglia di partire? Io ripartirei anche subito…  :mrgreen:

20 aprile 2009

Osteria Bio Peperita

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bio-peperita-21Parliamo ancora di cibo! Stavolta però non si tratta della mia cucina, ma di quella di una bella famiglia di Cecina, prima tra tutti mamma Rita. Rita è un’artitsta, dipinge divinamente, ma è anche  e soprattutto un’imprenditrice, proprietaria di una magnifica azienda agricola in cui si coltivano circa 200 varietà di peperoncino… Ma andiamo con ordine.
L’Azienda Agricola Rita Salvadori si trova nel cuore della Toscana, nella frazione di Bolgheri (comune di Bibbona, in provincia di Livorno) ed è composta dall’oliveto, dal frutteto, dai campi di ortaggi e di peperoncino, oltre al laboratorio di trasformazione con annessi magazzino e ufficio, il tutto all’interno di un casale tipicamente toscano. Rita ha iniziato con la produzione di olio extravergine di oliva, ma è stato con le piante di peperoncino che ha sentito la necessità di produrre in proprio gli ingredienti da utilizzare per le sue trasformazioni: ecco che così ha iniziato a coltivare le sue piante con metodo biologico/biodinamico. Le coltivazioni da cui ricava gli ingredienti dei suoi prodotti seguono i metodi e ritmi dell’agricoltura biologica/biodinamica al fine di rispettare la qualità e mantenere naturale ogni processo di crescita e raccolta degli stessi; le coltivazioni sono quindi libere da interventi artificiali di qualsiasi tipo  (assenza di zucchero raffinato, di conservanti chimici, di additivi artificiali e di coloranti chimici). Coltivazione, raccolta, selezione, trasformazione e confezionamento dei prodotti avvengono tutti all’interno della sua azienda agricola.
Dove si possono trovare questi prodotti? I prodotti PEPERITA.IT! Il Miglior Peperoncino … del MONDO! sono reperibili presso tre punti vendita: uno a CastagnetoCarducci, uno a Bibbona ed uno a Cecina. E’ proprio su quest’ultimo che mi soffermo: è qui, infatti, che oltre alla vendita dei prodotti PEPERITA.IT! sono in vendita prodotti freschi e tradizionali di gastronomia, come formaggi, affettati e pane fresco, insieme ad articoli per intolleranze e particolari regimi dietetici; il tutto di produzione biologica/biodinamica con prevalenza a produzioni di origine locale. Volete sapere esattamente cosa? Si va dai risi e i cereali alla frutta secca, dalle verdure di stagione alle farine, dai semi oleosi al pane di svariati tipi (grano, farro, kamut), dal latte (di riso, di soya, di farro, di mucca) al vino biologico. bio-peperita-32E proprio accanto al negozio/gastronomia si trova l’Osteria Bio Peperita, di proprietà di Sara, figlia di Rita, che offre deliziosi piatti a base naturale costruiti con ingredienti prodotti da aziende locali biologiche/biodinamiche. Il locale è piccolo ma ben arredato, enormi ceste di peperoncini essiccati ricadono giù dal soffitto ed arricchiscono la piccola osteria con colore e brio. Su ogni tavolo (con simpatiche tovagliette floreali in tinta con i peperoncini) vi sono tre-quattro tipi di peperoncino, e su ogni boccetta sono spiegate le proprietà di ogni varietà ed i cibi con cui ognuna di esse meglio si sposa. Viene data preferenza ad una cucina vegetariano/vegana, che esalta la qualità e la conservazione di ogni sostanza nutrizionale, ma vi sono comunque anche piatti tipici della cucina toscana, o ancora del  buon pesce appena pescato. La scelta è ampia, l’attesa è breve e l’atmosfera è piacevolissima. La piccola Adelaide, figlia di Sara (un peperino di appena 9 mesi) alimenta l’allegria tra i tavoli. Sono stata lì a pranzo con un’amica, ed entusiaste abbiamo deciso di tornarci anche per cena. Nell’arco di due pasti, abbiamo assaggiato il mopur, carne vegetale a base di frumento (un piatto vegano, dunque) a mo’ di carpaccio con rucola e scorzette di limone (squisito), abbiamo apprezzato la qualità degli affettati e dei formaggi tipici della zona, accompagnati da prelibate confetture a base di peperoncino (di diverse varietà) rigorosamente prodotte da mamma Rita, abbiamo mangiato un favoloso risotto ai topinambur e degustato una meravigliosa zuppa di cipolle (anche questa fatta da mamma Rita). Lodevoli anche gli gnocchi di ricotta, di loro produzione, conditi in svariati modi a seconda della disponibilità degli ingredienti (quelli con rucola e noci erano divini!). E infine, non dimenticheremo facilmente il gelato alla mela (preparato anche lui da mamma Rita!), con tanto di buccia triturata, ad arricchirne il sapore, condito con pinoli ed una spolveratina di cannella. I prezzi sono onestissimi; il locale merita davvero.
Un ultimo particolare da aggiungere: un mobiletto d’angolo offre cosmetici prodotti da aziende rigorosamente ecobiologiche come Weleda e Flora a prezzi davvero convenienti.

bio-peperita1

Che altro dire… Se passate da quelle parti (Corso Matteotti 323, Cecina) la sosta è obbligatoria… Fidatevi  😉

Per saperne di più: http://www.peperita.it/index.asp

22 aprile 2008

Lovelife

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Si sa, mangiare bene e spendere poco è quasi impossibile. Quando poi si ha poco tempo a disposizione nella pausa pranzo, allora sì che il problema si complica… Sono una studentessa universitaria del Polo di Scienze Sociali di Novoli (Firenze), e spesso mi capita di dover pranzare lì. E va a finire che ripiego sempre su un trancio di pizza, o su un panino… Le alternative, a dire la verità, non sono moltissime nell’ambito dell’Università (fatta eccezione per la mensa, ma c’è sempre una fila indescrivibile!!)… Ma da poco ho scoperto un posto che mi ha colpito davvero molto; si chiama Lovelife, e si trova all’interno della “cittadella” che a poco a poco sta crescendo intorno agli edifici universitari. Non ho trovato nessun accenno sulla rete a questo locale, per cui ho deciso di parlarvene io stessa perché, credetemi, è una vera bontà, basata su un’idea che a parer mio è davvero apprezzabile, non solo perché è particolare ed unica nel suo genere, ma anche perché è naturalissima… Ed è senz’altro ben riuscita!

Lovelife non è un bar qualunque: è un posto dove si serve solo ed esclusivamente frutta, verdura e latticini. Un locale per vegetariani? No, assolutamente: chiunque vi può trovare qualcosa che soddisfi il suo palato. Si va dalle vellutate al cous cous, dalle focaccine con verdure alle torte salate, dalle insalate alla macedonia, dai frullati allo yogurt.

Ma andiamo con ordine: il locale è piccolo ma spazioso, ben curato, colorato e piacevole. L’atmosfera è decisamente “naturale”: come non notare l’enorme vaso di vetro che contiene solo mele verdi, che richiamano il colore acceso delle pareti!

Il cibo, come già ho accennato, è ottimo, anche e soprattutto perchè è oltremodo naturale. Ogni cosa viene preparata sul momento: vuoi un frullato? I ragazzi che gestiscono il locale prendono il mixer e lo riempiono con gli ingredienti da te scelti, frullano tutto e… ecco qua la merenda. Lo stesso vale per la vellutata, o per il cous cous, che ognuno può accompagnare con gli ingredienti che preferisce. Ogni cosa è servita rigorosamente senza condimento: chi vuole si serve da solo con olio, spezie, sale, parmigiano grattugiato, crostini di pane per le vellutate e chi più ne ha più ne metta.

Unica pecca: il locale è aperto solo dal lunedì al venerdì, dalle 10:00 alle 19:00, un limite, dunque, per chi, come me, muore dalla voglia di farlo provare ad amici che però non frequentano l’ambito universitario fiorentino e che, durante i giorni lavorativi, non hanno tempo sufficiente per venire a Novoli nella pausa pranzo… 😦

Ma se vi capita di passare da quelle parti vi consiglio vivamente di fare un salto da Lovelife, anche e soprattutto ai “carnivori”: fidatevi, sarà una libidine… per il portafoglio (un pranzo completo può arrivare al massimo sui 6,00 euro!!) e soprattutto per il palato!!


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