10.19.09

Alla larga da Ricetta.it!

Pubblicato su curiosità, foto tagged , , , , , , , , , , a 11:51 am di pixel3v

Cari amici, so che mi seguite in pochissimi… Ma spero che da questo post traggano consiglio in molti. C’è un sito di ricette, www.ricetta.it/blog., che di culinario ha ben poco. L’altro giorno Mimmi (che ringrazio infinitamente per questo!) mi ha segnalato un abuso da parte di questo sito nei miei confronti: si erano indebitamente appropriati della mia foto del pollo al curry!! La ricetta era simile ma non proprio uguale, e tutto sommato trovo che certi piatti siano così uguali a se stessi che sia difficile dire con certezza se ingredienti e preparazione di una ricetta siano stati copiati o meno; ma sulla foto non ci piove, quella è mia, dietro c’è la mia cucina e quelli sono i miei piatti bianchi, con tanto di farfallina in rilievo, presi coi punti della B*arilla anni e anni or sono! Ma te guarda se un sito di cucina deve far finta di cucinare!!! Ma dove sta la passione?? Mi pare comunque, ad occhio e croce, che per fortuna siano ben pochi quelli che seguono questo sito… a meno che non ci siano così pochi (per non dire nessuno!) commenti solo perchè chi gestisce il sito ha il brutto vizio di cancellare i commenti postati… Almeno a me è successo così O_O

stop_plagioCopio-incollo il post di Mimmi dal suo blog, inerente appunto il problema in generale di appropriazione indebita da parte di Ricetta.it (eh sì, perchè pare che ce l’abbiano di vizio: non c’è una foto che sia stata scattata da loro!!):

“C’é un sito che, nonostante sia giá stato segnalato in passato per plagio, continua indisturbato a copiare foto e/o ricette, cambiando il nome dell’autore.
Sono talmente poco aquile, che talvolta inseriscono le foto con tanto di nome del blog da cui sono state clonate.
Il sito in questione si chiama http://www.ricetta.it/.
Proporrei, come se fosse un evento, di divulgare a macchia d’olio il nome di questo sito. É sicuramente pubblicitá, ma non credo che alla lunga siano poi cosí contenti di essere sulla bocca di tutti”.
(fonte: http://ildiariodimimmi.blogspot.com/2009/10/segnalazione-importante.html).

(fonte immagine: http://gancjo.blogspot.com/2008_12_01_archive.html)


06.15.09

Conoscete le farfalle?

Pubblicato su curiosità, foto tagged , , , , , , , , a 6:36 pm di pixel3v

Conoscete le farfalle? Io assolutamente no. Poco fa però in giardino ne ho notato un esemplare davvero favoloso, e a quanto ho capito non più usuale per le mie zone (Prato – Firenze, in città): il Papilio Machaon. Ecco qua il mio esemplare:

papilio machaon

Mi sembra giusto, a questo punto, fornire qualche info in più, da Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Papilio_machaon) e da Altervista (http://insetti.altervista.org/specie/godmachaon.htm):
” il Papilio Machaon è un Lepidottero (l’ordine di insetti a cui appartengono farfalle e falene) della superfamiglia delle Papilionoideae, una famiglia prevalentemente tropicale di cui solo 9 specie sono presenti in Italia (una delle quali, appunto, è quella del Papilio Machaon). La specie risulta filogeneticamente affine al Papilio Hospiton, da cui si discosta per la presenza di “code” più lunghe sulle ali posteriori e per le macchie rosse più grandi sulle pagine superiori delle ali posteriori.
Il Papilio Machaon è sicuramente una delle più belle farfalle dell’intera etonofauna europea, per il suo volo agile, elegante e veloce, per i bellissimi colori vistosi e per la sua eccezionale apertura alare. Se fino a non molti anni fa questa era una specie presente e diffusa soprattutto nelle campagne o in collina, dall’inizio della primavera (periodo in cui le crisalidi sfarfallano) fino ad autunno inoltrato, oggi il Papilio Machaon è sempre più raro, a causa della rarefazione del suo habitat e dei biotopi (che non sono dei topolini biologici, ma aree limitate abitate da organismi di una stessa specie o di specie diverse) in grado di ospitarlo, oltre che per l’uso indiscriminato di pesticidi anche nei giardini privati. Un’altra occasione, questa, per meditare su come l’uomo sta riuscendo a distruggere tante e tali bellezze della natura, che scompaiono quasi nell’indifferenza o nella poca conoscenza generale”.

07.21.08

Cosmesi eco-bio, questa sconosciuta

Pubblicato su curiosità a 6:39 pm di pixel3v

Non è facile riportare in un breve post il mio recente cambiamento in fatto di cosmesi… Cercherò comunque di partire dal principio ed essere chiara. Da qualche tempo ho scoperto, grazie alla mia amica Claudia (http://murexworld.wordpress.com/), che i prodotti di bellezza che ho sempre usato (non solo creme, ma anche shampoo, balsamo, bagnoschiuma, sapone intimo etc.) non sono così “puliti” come professano di essere. A dire la verità Claudia ci aveva provato molto tempo fa a parlarmi di cosmesi eco-bio, ma non mi ero interessata più di tanto all’argomento… Adesso invece sì. Ma andiamo con ordine:
Che cosa vuol dire che un cosmetico è “eco-bio”?
Vuol dire che esso rispetta l’ambiente in cui si vive e la nostra stessa persona, cosa da non sottovalutare.
Come si fa a sapere se un prodotto rispetta davvero noi stessi e il nostro ambiente?
Leggendo l’INCI che ogni prodotto, per legge, deve riportare (INCI = International Nomenclature of Cosmetic Ingredients): esso è composto dall’elenco degli ingredienti di cui il prodotto consta; tali ingredienti sono elencati in ordine di quantità (gli ingredienti riportati per primi sono stati utilizzati, per formare il prodotto, in quantità maggiore rispetto agli ultimi elencati).
Cosa mi dice l’INCI?
L’elenco degli ingredienti ci “racconta” quali sono gli elementi che si trovano all’interno del prodotto. Ad esempio, se compro una sapone all’olio d’oliva, è necessario che il suo nome, “olea europaea”, stia tra i primi ingredienti dell’INCI, e non che sia in fondo o che non ci sia affatto (spesso, ahimè, è così: c’è un bagnoschiuma alla mora e al muschio, di cui non dirò la marca, che mora e muschio non li ha visti manco in foto). Ovviamente, nessuno nasce imparato, ed io per prima non capivo niente di tutti quei nomi in inglese e in latino. Ma c’è un sito, anzi un dizionario, http://www.biodizionario.it/ appunto, che spiega la tipologia di ogni sostanza, le sue caratteristiche e le sue funzioni. Ma non finisce qui: gli ingredienti, catalogati in ordine alfabetico, sono accompagnati da una specie di semaforo, che può essere rosso, giallo o verde, in base alla pericolosità della sostanza, sia per noi stessi che per l’ambiente. Provate a “passare in rassegna” una delle vostre creme corpo in base al Biodizionario e poi ditemi quanti “pallini rossi” ci sono… i miei prodotti ne erano pieni, pure quelli che si spacciavano per naturali!!
Ma quali sono le sostanze più pericolose in assoluto?
Non è possibile stilare una classifica di pericolosità, né stabilire in assoluto cosa va bene e cosa no; comunque, in linea di massima, il forum http://forum.saicosatispalmi.org/ (un forum davvero interessante e stimolante per quanto riguarda la cosmesi eco-bio!), esattamente a questa pagina (http://forum.saicosatispalmi.org/viewtopic.php?t=447), fa un elenco delle sostanze che è preferibile evitare, elenco che qui riporto:
- finisce in -one: quasi sempre silicone (es. dimethicone);
- finisce in -xane, -siloxane: silicone (es. cyclopentasiloxane);

- contiene la particella “eth”: etossilato, ovvero in parte petrolifero (es. sodium laureth sulfate);

- contiene la particella “iso”: ingrediente sintetico;

- finisce con “ammine” o simile: pericolo rilascio nitrosammine (cioè composti organici cancerogeni);

- è formato o contiene 3 o 4 lettere in maiuscolo: allerta! (es. PEG, PPG, DEA, MEA, MIPA, EDTA);

- contiene -trimonium: ittiotossico, ossia dannoso per i pesci, che io per prima amo mangiare (es. cetrimonium chloride).

Un’aggiunta che mi permetto di fare sono i vari “paraffinum” e “petrolatum”, i cui nomi non danno adito a dubbi, e che spesso costituiscono l’ingrediente essenziale di molti prodotti per bambini!
Anche il sito vero e proprio, http://www.saicosatispalmi.org/, è davvero utile in fatto di spiegazioni circa le abitudini eco-bio e la pericolosità di determinate sostanze.

Che cosa provocano queste sostanze?
Oltre ad essere dannose per l’ambiente, in quanto non biodegradabili, e tossiche per le creature acquatiche, molte di queste sostanze non fanno bene neanche al nostro corpo. I siliconi, ad esempio, occludono i pori della nostra pelle, non permettendole di respirare: ora so, ad esempio, che quella sensazione di pelle vellutata che tanto adoravo era solo la “patina” che i siliconi formano sulla pelle! E ciò vale anche per i capelli. Molte altre sostanze, inoltre, sono risultate essere addirittura cancerogene… e molte di esse sono sostanze che si trovano frequentemente in tantissimi prodotti! Più comune è il fatto che molte di queste pericolose sostanze provochino reazioni allergiche e irritazioni varie, o che siano comedoniche (o comedogeniche o comedogene), sostanze cioè che provocano la comparsa di punti neri e brufoli. L’ultima domanda è la seguente:
Vale la pena farsi prendere in giro?
Ovviamente, la mia risposta è no. Ed è per questo che ho cambiato le mie abitudini, abbandonando i prodotti di quelle marche (tante!) che spacciano per naturali prodotti che non sono tali, e che non apportano alcun beneficio, anzi spesso provocano problemi alla nostra pelle. E sono rimasta anche sorpresa dalle infinite possibilità che il mondo dell’eco-bio fornisce: dagli oli essenziali ai prodotti finiti, molte sono le marche che producono cosmetici eco-bio a prezzi che non hanno niente da invidiare agli altri prodotti di profumeria o di erboristeria. Qualche nome? Bioearth, Sante Naturkosmetik, Fitocose, Victor Philippe… e chi ne ha più ne metta. Ecco da dove ho iniziato per migliorare il mio armadietto:
http://www.saicosatispalmi.com/
http://www.mondevert.it/
http://www.fitocose.it/index.php

Ma non finisce qui: rovistando tra gli scaffali del supermercato si possono avere tante belle sorprese, come la linea naturale dell’Esselunga (quella con un gabbiano disegnato), i prodotti de La Tradizione Erboristica, il bagnoschiuma Baby Mild e alcuni prodotti Cien (reperibili al Lidl), alcuni oli de I Provenzali… insomma, cambiare le nostre abitudini non è così impossibile come a prima vista può sembrare. Basta volerlo prima di tutto, poi occorre documentarsi ed informarsi, certo, ma alla fine risulterà piacevole e soddisfacente “farsi belle senza distruggere il pianeta”, come dice Barbara, l’amministratrice nonché ideatrice dei tre link che rispondono al nome di “saicosatispalmi” (negozio, forum e sito)… e, aggiungerei io, anche senza danneggiare noi stesse. Vogliamoci bene! :)

04.22.08

Lovelife

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Si sa, mangiare bene e spendere poco è quasi impossibile. Quando poi si ha poco tempo a disposizione nella pausa pranzo, allora sì che il problema si complica… Sono una studentessa universitaria del Polo di Scienze Sociali di Novoli (Firenze), e spesso mi capita di dover pranzare lì. E va a finire che ripiego sempre su un trancio di pizza, o su un panino… Le alternative, a dire la verità, non sono moltissime nell’ambito dell’Università (fatta eccezione per la mensa, ma c’è sempre una fila indescrivibile!!)… Ma da poco ho scoperto un posto che mi ha colpito davvero molto; si chiama Lovelife, e si trova all’interno della “cittadella” che a poco a poco sta crescendo intorno agli edifici universitari. Non ho trovato nessun accenno sulla rete a questo locale, per cui ho deciso di parlarvene io stessa perché, credetemi, è una vera bontà, basata su un’idea che a parer mio è davvero apprezzabile, non solo perché è particolare ed unica nel suo genere, ma anche perché è naturalissima… Ed è senz’altro ben riuscita!

Lovelife non è un bar qualunque: è un posto dove si serve solo ed esclusivamente frutta, verdura e latticini. Un locale per vegetariani? No, assolutamente: chiunque vi può trovare qualcosa che soddisfi il suo palato. Si va dalle vellutate al cous cous, dalle focaccine con verdure alle torte salate, dalle insalate alla macedonia, dai frullati allo yogurt.

Ma andiamo con ordine: il locale è piccolo ma spazioso, ben curato, colorato e piacevole. L’atmosfera è decisamente “naturale”: come non notare l’enorme vaso di vetro che contiene solo mele verdi, che richiamano il colore acceso delle pareti!

Il cibo, come già ho accennato, è ottimo, anche e soprattutto perchè è oltremodo naturale. Ogni cosa viene preparata sul momento: vuoi un frullato? I ragazzi che gestiscono il locale prendono il mixer e lo riempiono con gli ingredienti da te scelti, frullano tutto e… ecco qua la merenda. Lo stesso vale per la vellutata, o per il cous cous, che ognuno può accompagnare con gli ingredienti che preferisce. Ogni cosa è servita rigorosamente senza condimento: chi vuole si serve da solo con olio, spezie, sale, parmigiano grattugiato, crostini di pane per le vellutate e chi più ne ha più ne metta.

Unica pecca: il locale è aperto solo dal lunedì al venerdì, dalle 10:00 alle 19:00, un limite, dunque, per chi, come me, muore dalla voglia di farlo provare ad amici che però non frequentano l’ambito universitario fiorentino e che, durante i giorni lavorativi, non hanno tempo sufficiente per venire a Novoli nella pausa pranzo… :(

Ma se vi capita di passare da quelle parti vi consiglio vivamente di fare un salto da Lovelife, anche e soprattutto ai “carnivori”: fidatevi, sarà una libidine… per il portafoglio (un pranzo completo può arrivare al massimo sui 6,00 euro!!) e soprattutto per il palato!!


01.16.08

Tokidoki

Pubblicato su curiosità tagged , , , , , , a 11:17 pm di pixel3v

Da poco tempo ho scoperto questo nuovo marchio, che mi ha incuriosito per il suo stile colorato e per i suoi personaggi decisamente particolari. Così mi sono documentata un po’ ed ho scoperto che… “Tokidoki è il nome d’arte di Simone Legno, un graphic/web designer romano con circa 10 anni di esperienza professionale, che ha imposto a livello mondiale un marchio nato come progetto personale. Attualmente Legno vive a Los Angeles, dove ha creato appunto una sua linea di magliette e gadgets, ma ha lavorato e lavora anche per nomi come Toyota, MTV, John Galliano, Tim, Telecom, Renault, Alessi. La celebrità tra il grande pubblico è forse arrivata grazie alla collaborazione con Fornarina, per cui Tokidoki ha decorato capi di abbigliamento e borse. Tokidoki (in giapponese “qualche volta”) è sinonimo di figure femminili orientali, di giocosità e sensualità.” (da http://www.elmanco.com/2007/10/03/tokidoki/ e http://www.mtv.it/mtvtoy/tokidoki.asp)

Insomma, viene da dire soltanto “buon per lui”…… Però i suoi disegni mi piacciono da morire…

tokiheadzb3.jpg
(Da http://mmbf2create.blogspot.com/2007/11/tokidoki.html)

… Così tanto che ieri mi sono tolta uno sfizio e mi sono comprata una t – shirt con Sandy (la bambolina – cactus verde coi capelli rosa), alla “modica” cifra di 42 euro… Ma che “caro” questo Simone Legno!!!

01.09.08

It’s tea time!

Pubblicato su curiosità tagged , , , , , , , a 5:02 pm di pixel3v

Sul giornaletto che regalano nei supermercati Esselunga, alla cassa (“News”), ho trovato un articolo interessante sul tè (di Cristina Sparaciari): consumo, origini, proprietà, etc. Essendone una consumatrice abituale (per quanto per nulla intenditrice!) mi è venuta l’idea di riportare l’articolo qui sul mio blog, non si sa mai, magari non tutti si servono in questa catena di supermercati… :)

“Il tè ha origini leggendarie e una storia lunga cinquemila anni. In Occidente è arrivato circa quattrocento anni fa grazie ai traffici commerciali in Oriente di olandesi, portoghesi e inglesi. E, dopo l’acqua, è ancora oggi la bevanda più bevuta al mondo. Si stima che siano cinquanta milioni le tazze di tè bevute quotidianamente e che il consumo medio a testa sia di 120 ml al giorno, poco meno di una tazza. In Italia sbarcò nella Repubblica di Venezia nel 1559 al seguito di un avventuroso ambasciatore. I viaggi erano lunghi e pericolosi fino a quando nel 1869 fu inaugurato il Canale di Suez e le imbarcazioni che percorrevano la via del tè poterono finalmente evitare il Capo di Buona Speranza e tagliare per il Mar Rosso. Il mitico veliero Cutty Sark era appunto un “tea clipper”, uno di quei vascelli che all’epoca facevano la spola tra Shangai e Londra per rifornire il Vecchio Mondo delle preziose gemme e foglioline della Camelia Sinensis. Oggi a produrre tonnellate di tè ogni anno sono principalmente India, Sri Lanka, Cina, Kenia e, soprattutto per il tè verde, Giappone. Seguono altri paesi africani, Indonesia, America del Sud e Australia. E ci sono piccoli appezzamenti, anche in Italia, nella piana lucchese.

UNA SIGNORA CAMELIA
La pianta del tè è una camelia dai fiori bianchi bellissimi, con vistosi stami gialli. Secondo il Tea Council inglese se ne contano millecinquecento varietà. Se cresce selvatica può innalzarsi anche oltre i dieci metri, ma nei cosiddetti “giardini” la si mantiene attorno al metro, cioè a misura di raccolta. Questa avviene in genere più volte l’anno: si raccolgono i germogli in cima ai rametti e le prime tre o quattro foglioline sottostanti. Poi segue la lavorazione e da questa deriva il tipo di tè che troviamo in commercio.

VARIETA’ E PROPRIETA’
Quello che consumiamo di più è il Tè Nero: English Breakfast (dal sapore vagamente tostato, che accompagna la sveglia del mattino), Darjeeling (il tè delle cinque per antonomasia), Earl Grey (aromatizzato al bergamotto) e Orange Pekoe. In questo caso, germogli e foglie sono lasciati all’aria per 12-24 ore o distesi in lettiere e sottoposti ad un leggero flusso di aria calda. Quindi vengono arrotolati meccanicamente (in modo che escano gli enzimi che determinano la fermentazione), dopo di che sono messi a fermentare in ambienti umidi e, infine, lasciati essiccare. Il tè cinese chiamato Oolong (spesso aromatizzato al ribes nero) è sottoposto ad una fermentazione molto breve, tanto che è detto semifermentato. Il Tè Rosso, chiamato anche Pu Erh, ha un processo di produzione molto particolare, che prevede l’aggiunta di lieviti, ed una fermentazione lunga, che può durare anche due anni. Questa produzione rende il tè rosso particolarmente ricco di antiossidanti. Il Pu Erh non va confuso con l’infuso di Rooibos, ottenuto da un arbusto proveniente dal Sudafirca, anch’esso chiamato a volte tè rosso. Il prezioso Tè Bianco, invece, non è sottoposto a fonti di calore, ma ad una lavorazione più delicata. Prodotto in minime quantità, è uno dei migliori tè in commercio. Si ottiene dai tenerissimi germogli, non ancora schiusi, raccolti due volte l’anno (in aprile e settembre), in una precisa regione cinese, la provincia di Fujian, e oggi anche in alcune piantagioni dello Sri Lanka. Un tempo quelle gemme erano esclusivamente raccolte per i delicati palati della famiglia imperiale. E’ un tè chiarissimo e dolce che non vuole aggiunte né di latte né di limone. Si gusta a qualsiasi ora ed è perfetto anche durante i pasti. Il Tè Verde, infine, è apprezzato per le sue innumerevoli proprietà salutari. Dal gusto un po’ agro ma piacevole, contiene molti polifenoli principalmente del gruppo delle catechine (tra cui l’Egcg, che ha elevatissime proprietà antiossidanti, di cui si studiano le proprietà antitumorali). Un vero concentrato di salute se bevuto regolarmente.

MISCELE E AROMI
Il tè che troviamo in commercio è “blended” (miscelato). Infatti, a seconda dei raccolti, del terreno, dell’altitudine della zona di coltivazione e delle stagioni, la qualità del tè non può essere identica. Ad assicurare al mercato sempre lo stesso sapore ci pensa un personaggio chiave delle aziende produttrici, il “tea taster”, il degustatore di tè. Specialista nella perfetta miscelatura, sa riconoscere al gusto la provenienza del tè che ha nella tazza e, dopo decine di assaggi, decide qualità e quantità da assemblare. Chi si volesse avventurare in miscele personali con i tè in foglie dovrà fare esperimenti magari consultando “The Tea International”, la rivista-bibbia degli irriducibili amanti del tè. Oggi sono molto diffusi anche i tè Floreali, Speziati o Fruttati. In genere, si tratta di tè nero aromatizzato, per esempio, al gelsomino, alla vaniglia, alla pesca, alla fragola etc. Il famoso Lady Grey, un tè per tutte le ore, richiama arancia, limone e bergamotto.

te.jpg

IL RITO DELLE CINQUE
Il tè delle cinque è una tradizione che nacque in Inghilterra il giorno dell’incoronazione della regina Vittoria. Erano gli anni Trenta dell’800 e nelle case dei benestanti il tè era immancabile. Oggi come allora, i puristi per addolcire usano zucchero di canna, niente limone, semmai un goccio di latte. In Inghilterra, ad una fumante tazza di tè, si accompagnano “scones” alla panna (dolcetti morbidi e fragranti), plumcake o sandwich al cetriolo e al prosciutto affumicato. Nel terzo millennio sono spariti i pizzi e i pasticcini e un buon tè si può gustare a casa grazie all’ampia scelta di bustine proposte dal mercato. A proposito di bustine: sapete chi le ha inventate? Un tale Thomas Sullivan, commerciante di tè a New York che, nel 1908, aveva cominciato a inviare ai clienti campioncini dentro sacchetti di seta. La loro diffusione come “tea bags” avvenne però solo negli anni Settanta e iniziò, guarda caso, ancora in Inghilterra.

REGOLE E CURIOSITA’
Come si conserva? Il tè assorbe l’umidità. Per mantenerlo fresco e non modificarne il gusto, conservare il tè sciolto e le bustine in un contenitore sigillato.
Come si prepara? Usare sempre acqua appena uscita dal rubinetto. Assicurarsi che la teiera sia pulita. Scaldare la teiera sciacquandola con un goccio di acqua bollente. Per il tè nero e per il tè verde, fare bollire l’acqua non troppo a lungo e usarla subito. La quantità giusta è un cucchiaino di tè per persona e uno per la teiera, ma è possibile usare quantità maggiori o minori per un tè più forte o più leggero. Un copriteiera allunga il tempo di infusione e può rendere amaro e troppo carico il tè.
Quanto lasciare in infusione la bustina? Tre minuti. Poi aggiungere latte o limone, a seconda delle preferenze.
Quanto lasciare in infusione il tè sciolto? Dai quattro ai sette minuti. La regola generale è: più grande è la foglia, maggiore è il tempo di infusione.
Il tè sfuso produce un tè migliore delle bustine? Entrambi i tipi di tè presentano dei vantaggi. Per molti il rituale della preparazione del tè è più appagante e il tè in foglie ha un gusto più delicato e profumato. Ma le bustine sono più comode e danno un tè dal gusto più intenso. Le miscele utilizzate per la produzione di bustine e di tè sciolto sono le stesse.
Bisogna versare prima il tè o prima il latte? La regola “prima il latte” serviva a proteggere la leggera porcellana “bone china” in cui un tempo veniva servito il tè. Oggi è una scelta personale.
Perché a volte nella tazza si forma un residuo oleoso? A causa della dimensione delle foglie utilizzate per le bustine, il tè può liberare alcuni oli essenziali che producono un residuo del tutto innocuo.

UN PRESIDIO DI BENESSERE
Antiossidante: il tè contiene sostanze polifenoliche, note per le proprietà antiossidanti. Le principali appartengono al gruppo delle catechine e dei flavonoli.
Idratante: il tè è perfetto per ripristinare i fluidi persi, meglio se bevuto di frequente e in piccole quantità.
Poco calorico: consumato “liscio” ha un minimo contenuto di grassi e calorie. La normale tazza (200 ml), con un goccio di latte parzialmente scremato, contiene solo 14 kcal e meno di 0,5 grammi di grassi.
Senza carboidrati: la quantità di carboidrati varia a seconda delle infusioni. Gli infusi di tè come quelli delle erbe pure, ad esempio camomilla e menta piperita, sono praticamente privi di carboidrati, mentre quelli con frutta hanno un contenuto di carboidrati maggiore.”