02.29.08
Janis Joplin Tribute
Torniamo di nuovo a parlare di musica… Con un omaggio alla fantastica Janis Joplin. Ieri sera sono stata al Rex Cafè a Firenze a sentire il concerto acustico della sua cover band: loro si chiamano “Tell Mama” (dal titolo di una canzone della Joplin), e sono davvero bravi. La voce della cantante, Alessia Alessandri, è davvero potente, e con la sua grinta è riuscita a riportare in vita i capolavori della grande Janis. E’ stato davvero emozionante ascoltare dal vivo canzoni spettacolari come Cry Baby, Piece of My Heart e Me and Bobbie McGee. Sicuramente non è da tutti potersi avvicinare vocalmente alla più grande cantante bianca di blues di tutti i tempi… Una voce abrasiva la sua, ma allo stesso tempo anche struggente e appassionata, emotiva e commovente, con la quale la Joplin trasformava i brani fino a stravolgerli (ascoltate la versione di To Love Somebody dei Bee Gees per esempio), regalando interpretazioni cariche di dolore e di gioia, di rabbia e di malinconia. Una voce che partiva e parte dal cuore e che, come una freccia scagliata da lontano, arrivava e arriva dritta al cuore di chi l’ascolta. Come disse un suo amico: una volta che ascolti quella voce, non la potrai più dimenticare.
Dopo una carriera alle stelle, durata circa quattro anni, il 4 ottobre 1970, a soli 27 anni, Janis fu trovata morta nella stanza di un motel di Los Angeles, stroncata da un’overdose di eroina in seguito alla quale cadde faccia a terra rompendosi il volto. (Liberamente tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Janis_Joplin).
Mi piace chiudere gli occhi ed ascoltare Mercedes Benz, un’interpretazione sincera e grintosa mediata solo dalla sua voce “alla cartavetrata”. Che bello sarebbe stato poterla ascoltare dal vivo…
(Da http://rififi.splinder.com/archive/2005-11)
02.28.08
Il Capitanoooooooo!!
INTER–ROMA = 1-1
Di nuovo una parentesi calcistica, questa volta in occasione del turno infrasettimanale di questa sera che ha visto scontrarsi, allo stadio di San Siro, Inter e Roma, le due squadre in lotta per la conquista dello scudetto. Chi aspettava con ansia questa gara per decretare il probabile vincitore del campionato di quest’anno, però, dovrà attendere ancora: la partita è finita con un pareggio (giusto), e la distanza è ancora invariata: la Roma resta a -9. Ma in questo post vorrei soprattutto esprimere la mia gioia per il super gol del Capitano dei Capitani, Javier Zanetti: non segna quasi mai (era dal 6 novembre 2006), ma quando lo fa è decisivo!! Un gran destro dai 20 metri, al 43′ del secondo tempo, e … la palla si infila nell’angolino destro, Doni nulla può. Strepitoso!! Un grazie al nostro capitano, che gioca sempre al meglio e si batte ogni volta fino in fondo per la sua squadra; questo suo gol vale più di ogni altro!
Forza Inter!!!!
La gioia del capitano Javier Zanetti dopo il suo gol del pareggio in extremis (Da http://www.inter.it/aas/news/reader?N=40503&L=it&CAT=2).
02.26.08
Week End ad Amsterdam
Eccoci di nuovo a parlare di viaggi! Questo tour di Amsterdam, di cui sto per raccontarvi, è stato breve (da giovedì 21 febbraio a domenica 24 febbraio) ma intenso: Amsterdam è una città dalle mille facce. Colori, suoni, sapori, tutto trasuda vita, gioventù, svago, trasgressione, ma allo stesso tempo anche tranquillità, pace, armonia e raffinatezza. Insomma, tutto si può dire di Amsterdam ma non che sia noiosa o monotona… ce n’è davvero per tutti i gusti!!
Ecco dunque il nostro diario di bordo.
Giovedì alle 13:00 siamo partiti dall’aeroporto di Pisa con un volo RyanAir (al modico prezzo di 50,00 euro a testa, andata + ritorno); in un paio d’ore siamo arrivati ad Eindhoven (la RyanAir non arriva fino a Schiphol, l’aeroporto di Amsterdam), e da lì un pullman ci ha portati dritti nel centro di Amsterdam (altre due ore di viaggio…).
L’albergo che avevamo prenotato, il Frisco Inn, era in una buona posizione, situato tra Piazza Dam (la piazza principale del centro di Amsterdam -il più importante spazio pubblico della città- invasa dai piccioni) e la Stazione Centrale. Le camere erano piccole ma tutto sommato vivibili; il bagno invece era fin troppo angusto, con un lavandino in cui neanche i sette nani di Biancaneve sarebbero riusciti a lavarsi le mani e, come in ogni zona del Nord Europa, privo di bidè (ahimè…!!).
Appena sistemati siamo usciti a fare un giro per la zona, e non conoscendo il posto ci siamo ritrovati subito nel quartiere del sesso, nel quale di sera è decisamente sconsigliato passeggiare! Così, dopo una visita notturna a Piazza Dam, siamo tornati nei pressi dell’albergo per cenare in un pub vicino. Si può dire che il primo pasto è stato abbastanza decente: un hamburger con un po’ di tutto, patatine fritte e birra. Il proseguo della serata, invece, l’abbiamo passato nel bar-pub dell’hotel, la cui principale attrazione è senz’altro Rocky, il gatto “di casa” che dormiva ogni sera appoggiato alle casse dello stereo, coprendosi gli occhi con una zampetta per pararsi dalla luce!
La mattina di venerdì abbiamo preso il tram per spostarci verso il quartiere dei musei. Attraversata Museumplein, l’enorme piazza-prato sulla quale si affacciano i principali musei della città, abbiamo visitato il Museo di Van Gogh (non sono amante dell’arte, quindi il mio parere potrà risultare un po’ di parte, ma tutto sommato devo dire che non è granché… anche perchè le opere più belle di Van Gogh si trovano alla Galérie D’Orsay a Parigi). Rifocillati dal pranzo (un ottimo carpaccio di salmone e d’aringa… in effetti eravamo sul mare!), siamo stati poi a visitare il Diamant Museum (piccolo ma piacevole) e, per restare nella zona, anche l’Albert Cuyp Markt, il mercato più grande di Amsterdam: una festa multietnica di colori e profumi in cui si vende di tutto, dall’intimo sexy ai generi alimentari, dalle parrucche agli abiti usati. Finite le bancarelle, abbiamo ripreso il tram che ci riportava verso la zona Nord, fermandoci però in Koningsplein per visitare il Bloemenmarkt, ossia il Mercato dei Fiori galleggiante (benché non fosse stagione di fiori e gran parte delle bancarelle esponesse solo bulbi e semi): è buffo notare, finita la passeggiata, come non ci si accorge neanche che i negozi dei fiorai si trovino su delle chiatte galleggianti, ormeggiate nel canale Singel!
Prima di cena siamo tornati in albergo per una doccia, dunque abbiamo gironzolato un po’ per trovare un locale per la cena che ci attirasse. Essendo in una zona gremita di ristoranti etnici, la nostra scelta è ricaduta sull’indonesiano Sukasari. Non è che sia andata male, ma sono convinta che se lo provassi in Italia mi piacerebbe senz’altro di più… se non altro riuscirei a capire meglio il menu (anche se era in inglese molte cose non erano così immediate)! L’agnello che ho preso, ad esempio, doveva essere, a detta del menu, in una “sauce” di curry e latte di cocco… ma quella, più che una salsa, era un brodino!! Perché non l’hanno chiamata “soup”?! Maledetta Torre di Babele…
Insomma, dopo un altro pasto non eccelso, ma se non altro diverso, siamo tornati al pub del Frisco Inn (da Rocky!) per una birretta, ma ben presto, stanchi della giornata intensa, siamo andati a letto.
Il mattino successivo ci siamo goduti un romantico giro sul battello lungo i canali di Amsterdam; il tour attraverso i canali è stato l’ideale per vedere anche i monumenti che restavano un po’ fuori dallo spazio entro il quale giravamo a piedi o in tram. Finito il giro (con partenza e arrivo dal bacino interno del porto, di fronte alla Stazione Centrale, quindi a due passi dal nostro albergo) ci siamo incamminati verso il quartiere Waterlooplein per fare un giro tra le bancarelle del Mercatino delle Pulci: qui si trova di tutto, dalle cianfrusaglie agli abiti nuovi e usati, dagli oggetti d’artigianato ai gioielli. Dopodiché ci siamo spostati verso Rembrandtplein (dove appunto si trova la Casa-Museo di Rembrandt) per cercare un posto dove pranzare (altro pub, altro super hamburger); quindi siamo tornati a piedi verso la nostra zona, passando per delle vie stracolme di negozi (alcuni, monotematici, sono meravigliosi: c’è un intero negozio che vende solo ovetti di cioccolato, o un altro gremito di Crocs -le orrende ciabattone in plastica bucherellate- di mille colori!) e soffermandoci poi a passeggiare per le strade intorno a Piazza Dam, anche queste davvero belle, come Damstraat e Nieuwezijds.
La sera, dopo un’oretta di riposo, siamo usciti per cenare in un ristorante argentino, El Toro Dorado, dove abbiamo mangiato degli ottimi filetti di maiale con contorno di patate alla cenere… peccato solo per il pane: dopo averlo aspettato per circa 40 minuti (era sicuramente da scongelare!), lo abbiamo pagato la bellezza di 18,00 euro!! Infine, come ogni sera, abbiamo concluso la serata al pub del Frisco Inn, stavolta per l’ultima volta.
La mattina successiva, la domenica, il nostro pullman ci ha riportati all’aeroporto di Eindhoven, ma l’aereo ha ritardato di ben tre ore… Se lo sapevamo prima magari ci facevamo rientrare pure una gita verso la zona dei mulini! Vabbè pazienza, sarà per la prossima volta… Tutto sommato la vacanza è stata bella comunque. Siamo riusciti a vedere tutto ciò che ci interessava, passando dalle aree commerciali e innervate dal trambusto cittadino alle tranquille strade alberate. Siamo riusciti a non essere investiti dalle biciclette, che sono davvero tantissime (pensate che le piste ciclabili sono più larghe delle strade!). Siamo riusciti a farci capire, anche perché gli abitanti di Amsterdam parlano perfettamente l’inglese fin da piccoli (spesso mischiano inglese e olandese in una stessa frase!). Insomma, l’esito della vacanza è stato decisamente positivo per i nostri sensi. Un po’ meno per il portafoglio però: la vita ad Amsterdam è piuttosto cara, più o meno come a Londra; una bottiglia da ½ litro d’acqua arrivava a costare anche 3,50 euro!!
Qui sotto: la tipica omogeneità architettonica di Amsterdam, coi suoi piccoli e raffinati dettagli.
02.14.08
Risotto alle Fragole e Stracchino
L’estate si avvicina e al supermercato s’incominciano a vedere le prime fragole… Così mi è venuta voglia di riprovare una ricetta che l’anno scorso avevo cucinato diverse volte (le fragole sono spagnole…
)… il Risotto alle Fragole e Stracchino! Ecco qua:
INGREDIENTI (per 4 persone)
350 gr di riso
300 gr di fragole fresche
125gr di stracchino (io uso quello allo yogurt, del Nonno Nanni)
½ cipolla
1 bicchiere di vino bianco
1 l e ½ di brodo
2 cucchiai d’olio d’oliva
sale
PREPARAZIONE
Lavate le fragole, tritate la cipolla e fatela appassire in un tegame con l’olio. Unite il riso e fatelo tostare alcuni minuti, quindi bagnate con il vino bianco e, quando sarà evaporato, versate il brodo poco a poco continuando a rimestare. A circa 5 minuti dalla fine della cottura, unite le fragole tagliate a pezzetti, mescolate delicatamente, regolate di sale e unite ancora un po’ di brodo. Quando il risotto è cotto, spegnete il fuoco e unite lo stracchino. Lasciate riposare un paio di minuti, quindi servite.
Ecco il mio risottino…
Fidatevi, è delizioso!!
02.01.08
“Ristorante” Sushi Mania
Per la serie “voglia di sushi”, anche ieri a pranzo ho degustato le delizie del Giappone… è stato un semplice caso a dire la verità. A mezzogiorno avevo una visita dermatologica a Firenze, zona Piazza della Libertà, e ci sono andata con mia mamma, due macchine separate visto che io avevo lezione all’Università alle 14,00 e temevo di non fare in tempo a riportarla a casa. Addirittura avevo portato con me un panino, perché credevo di dover fare tutto di corsa… E invece la visita è stata rapida, per cui avevamo abbastanza tempo per mangiare qualcosa insieme con più calma. E la scelta è ricaduta proprio lì… proprio sul divino sushi… molto meglio di un panino tutto pane e poco ripieno, no???
Avevamo notato questo Sushi Mania (in Viale Strozzi) la scorsa settimana, sempre andando dalla stessa dottoressa (perioduccio, questo, per i miei nei…), e avevo giurato a me stessa che prima o poi avrei provato anche questo posto, con chi non importava. Ma l’ho fatto molto prima del previsto!!
Il posto è molto carino, ben curato, con un arredamento semplice e moderno, ed è molto “easy”, nel senso che si mangia su degli sgabelli intorno al bancone o a dei tavolini tipo bar. In effetti, la particolarità del locale è proprio quella di fare principalmente servizio take away (ordini, vai, prendi e porti via) e da asporto (presto li chiamerò per farmi portare la cenetta giapponese direttamente a casa…). I prezzi sono proporzionati alla semplicità del locale: con un set di 6 Uromaki e uno di 4 Futomaki ho speso poco più di 12,00 euro; il rapporto qualità prezzo è senz’altro conveniente. Insomma, magari non sarà il posto ideale per una cenetta a lume di candela, ma per un pasto tranquillo va più che bene… Anzi, è perfetto per chi, come me, adora il sushi ma non sempre (anzi quasi mai) può spendere un’esagerazione… e allora meglio sedersi intorno ad un bancone, e mangiare senza tovaglia, ma gustare comunque dell’ottimo cibo giapponese…
Una curiosità: sapete che cosa significa la parola “sushi”? Significa “aceto con riso”, dove “su” sta a significare “aceto” e “shi” è l’abbreviazione della parola “meshi”, ossia “riso cotto”. E’ proprio con l’aceto, infatti, che i giapponesi condiscono il loro riso, anche se non si direbbe proprio… io odio l’aceto… ma amo il sushi!!!!